Il ciclone Web spazza via l’adv tradizionale
Buzz Marketing, Digital Marketing, Internet, PromoDigital, wom Scrivi un commento
Secondo la Harvard Business Review il 90% del budget destinato alle spesse pubblicitarie si concentra sui tradizionali mezzi di comunicazione. Ma nessuno ha mai sentito parlare di campagne word of mouth, o web oriented? I dati provenienti dagli States parlano chiaro: l’investimento nel digital advertising è aumentato del 23% nel 2008 rispetto ai mass media, che quest’anno portano a casa un misero 6%. Se questi dati non dovessero essere sufficienti, basti pensare che nel web si concentra il principale flusso di consumatori e si registra un crescente interesse verso quelle agenzie pioniere in questo ambito. Spostandoci su un territorio più tecnico, volendo parlare di ROI non è difficile rendersi conto di come mobile advertising, campagne di word of mouth e tecniche nuove per il point-of-purchase siano decisamente più misurabili ed efficaci, rispetto all’ advertising classico. Molti di voi a questo punto si chiederanno: cos’è che impedisce di fare il cosiddetto salto di qualità verso le nuove frontiere digitali? La risposta è semplice: l’inerzia. L’inerzia delle agenzie pubblicitarie nel voler innovare, ritenendo elevate le percentuali dell’audience dei messaggi pubblicitari trasmessi tramite TV e perciò, ad oggi, focalizzate ancora su questo tipo di misure. Ma fare affidamento su un genere di advertising ormai obsoleto potrebbe essere una mossa ancora più rischiosa di quello che si pensa. Facciamo un esempio. Siamo in periodo di recessione economica e la prima cosa a cui qualsiasi CEO pensa è proteggere i profitti. Per tanto, secondo voi chi sarà la prima vittima dei tagli, che inevitabilmente saranno messi in atto? L’area marketing e l’advertising che ne consegue. Dato il 90% di budget da investire in pubblicità televisiva, il vostro direttore finanziario potrebbe imporre un taglio, diciamo, del 15%. Quale potrebbe essere la vostra risposta? Inizialmente il panico, ma riflettendo bene sulle possibilità che offre il web, potreste arrivare a proporgli una riduzione dell’investimento pubblicitario televisivo tale da necessitare del solo 45% del budget. Ciò che fino a poco tempo fa sembrava pura fantascienza diventa un’ esaltante realtà. Date un’occhiata alle operazioni di marketing della Procter & Gamble, azienda leader nel settore dell’adv on line e scoprirete come con grande spirito avanguardista ha realizzato investimenti nel word of mouth, apportato innovazioni nel point-of-purchase e fondato perfino un’etichetta musicale, la Tag Record, per promuovere i propri prodotti. Ma detto ciò c’è ancora un’ultima obiezione da respingere. Quest’anno, come ben saprete, sono due gli eventi che hanno catturato l’attenzione sul tubo catodico: le Olimpiadi e le Presidenziali americane, e riuscire ad ottenere uno spazio pubblicitario durante questi due eventi sarà stata sicuramente un’impresa epica. Peccato però che nessuno ha pensato ai possibili pericoli che si sarebbero celati dietro l’angolo. Quali? Quelli in cui sono incorsi i magazine e le riviste, che hanno visto un calo delle vendite e per tanto un calo degli investimenti da parte degli inserzionisti. E c’è di più: a luglio Tivo e Amazon hanno annunciato una partnership che permetterà ai telespettatori di comprare prodotti negli show televisivi usando il telecomando (vedi l’ultimo libro di Oprah). Quindi, che dire, il Web si abbatterà ben presto come un ciclone sui tradizionali mezzi di comunicazione di massa, innescando la bomba della rivoluzione digitale.










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