Il passaparola e le sorti dell’e-commerce

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ecommerce.jpgParliamo di e-commerce. Per la maggioranza dei comuni mortali, si traduce in “acquisti on line”, per quei pochi eletti che invece il commercio lo conoscono in quanto proprietari di brand, è fonte di grossi guadagni se ben “comunicato”. Al giorno d’oggi si può quasi dire che l’emblema di questo tipo di commercio, ovvero eBay, sia ormai un simbolo un po’ sorpassato, soppiantato da portali ben più semplici e specifici. In Italia abbiamo dei dati precisi sull’argomento: la possibilità di confrontare i prezzi attira un visitatore su tre, i forum permettono scambio di opinioni ed esperienze, e anche i blog ci guidano nell’acquisto dei prodotti. Tuttavia il dato non è troppo incoraggiante, nel senso che l’e-commerce in Italia, non riesce a spiccare il volo. I dati ce li forniscono direttamente Nielsen Online e CommStrategy nel report intitolato Digital Payment. Ma a frenare il commercio elettronico non è il pagamento online, ovvero la diffidenza nell’inserire i propri dati (basti pensare che l’internet banking ha 5 milioni di utenti al mese). A mettere i bastoni tra gli ingranaggi di questo meccanismo, è il fatto che vengono meno le basi ovvero quei meccanismi di fiducia online, su cui personalmente ho sempre posto l’accento. Per mancanza di meccanismi di fiducia online, sia chiaro, intendo mancanza del passaparola. Lo sviluppo di community, la creazione di spazi di discussione all’interno dei forum genera traffico e fidelizzazione degli utenti. In conclusione, per farla breve. sono convinto che l’e-commerce dovrebbe fare leva sugli straordinari strumenti che il Web 2.0 mette a disposizione. Voi cosa ne pensate?

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

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