Twitter: tra voyerismo e nuovi scenari

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Ciò che di primo impatto viene da pensare di Twitter è: “Ma il mondo davvero ne aveva bisogno?” All’epoca delle dotcom sembrava essere avvolto da un alone di scetticismo. Ad oggi, invece, Twitter è una realtà ben più che consolidata e con radici sempre più profonde nella contemporaneità. A differenza delle classiche piattaforme per blog, permette di postare brevi aggiornamenti di appena 140 caratteri in tempo reale e a costo zero.

twitter-time.pngLeggere cosa fa un nostro amico a colazione è diventata, così, un’attività più interessante di quel che sembra.Clive Thompson, come sottolinea un articolo di recente apparso sul Time, parla di ambient awareness: che fa riferimento a quello strano e piacevole senso di soddisfazione nell’ avere sempre sotto gli occhi ogni piccolo aggiornamento sugli sprazzi di vita del nostro network sociale. Il bello è che Twitter ti permette di avere questo tipo di informazioni senza neanche chiederle. Ma questo fenomeno non è solo una moda voyeristica e passeggera, ma qualcosa di profondamente legato alla cultura in cui si sviluppa.

Il focus si stringe dunque non tanto su chissà quale effetto affascinante Twitter abbia sull’uomo (inteso come unità sociale), ma in cosa l’uomo, lo stia trasformando.I contenuti di una conferenza, ad esempio, una ventina di anni fa sarebbero rimasti semplicemente nelle menti di chi vi ha partecipato; dieci anni fa si sarebbero probabilmente diffusi tramite il web con qualche mese di ritardo; cinque anni fa forse un blogger avrebbe potuto utilizzarli per scriverne un post. Ma la vera novità di Twitter è la presenza di una nuova unità di misura: “tempo zero” ovvero “tempo reale”.

Pensiamo ad una conferenza tenutasi al giorno d’oggi. Probabilmente il relatore avrebbe detto: “ Se qualcuno vuole commentare l’evento via Twitter può includere tra il 140 caratteri disponibili una parola chiave xxxx” A quel punto un grande schermo avrebbe mostrato, tanti tweet quanti erano i presenti alla conferenza. Probabilmente si sarebbe generata un dibattito, tra i partecipanti. Ben presto però le twittate sarebbero state commentate dai contatti dei partecipanti non presenti all’evento, e a quel punto la conversazione avrebbe iniziato a coinvolgere parte della Twittersfera, e le quattro mura della sala conferenze non sarebbero state un ostacolo all’allargamento dello scenario conversazionale.Iniettare Twitter in una conversazione, sostanzialmente ribalta le regole. Aggiunge un secondo livello di discussione e amplifica ciò che sarebbe dovuto rimanere uno scambio privato, dando agli eventi una seconda possibilità. Queste peculiarità, se riferite al mondo dei consumi, dovrebbero aprire le porte di un nuovo scenario, che le aziende dovrebbero varcare per continuare a percorrere la strada del libero scambio di opinioni e del dialogo aperto con i consumatori.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

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