Baby-buzzer. In Inghilterra il sito Dubit paga i giovani promoter

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bimbo_al_pc.jpg“Nel corso dell’ultima settimana la notizia di un social network inglese che recluta “bambini-buzzer” ha fatto il giro di magazine e blog.
Sono esplose le polemiche intorno all’idea che bambini anche di sette anni possano essere retribuiti per un’attività di marketing che alcuni codici etici del web vietano drasticamente.
Dubit, questo il nome del sito che raccoglie al suo interno diversi servizi, tra cui il social network incriminato, si difende spiegando che la registrazione al sito deve essere autorizzata da parte dei genitori nel caso di utenti minori. Il problema è che certi blocchi possono essere facilmente aggirati dagli utenti minori e che Dubit, agendo su grandi numeri, riesce a raccogliere preziosi dati personali sui piccoli brand-ambassador, non sempre consapevoli di concetti come privacy e tutela dei dati personali”.

Questo è quanto riporta Daniele Federico, WOMMI coordinator, nel gruppo creato su Linkedin Wommi lab – laboratorio del passaparola.

Dal mio punto di vista, la questione è come minimo controversa secondo 2 aspetti principali:
- utilizzo di minori;
- presunta attività di shilling (buzz non etico molto vicino alla pubblicità ingannevole)

Sul primo punto ogni legislazione dei paesi sviluppati prevede delle forti limitazioni all’impiego di minori per fini promozionali. Questo è vero anche nel caso della pubblicità classica dove per girare uno spot con un minore ci vogliono autorizzazioni specifiche.

Sul secondo punto il problema è ancora più spinoso poichè come ben sapete WOMMA e FTC hanno stabilito che nel caso di attività di buzz o social media marketing con blogger, ambassador,agent e buzzer, deve essere sin da subito il loro ruolo di ambasciatori/collaboratori. Beninteso questi “attori” continuano ad esprimere la loro opinione personale sul prodotto (positiva o negativa che sia) ma devono specificare che parlano perchè in qualche modo ingaggiati da un’azienda. Nel caso delle attività di buzz on line questo è alquanto semplice da verificare perchè basta controllare che siano presenti degli appositi disclaimer: sponsored post, sponsored conversation, post sponsorizzato.
Ma se l’attività si svolge con passaparola offline quale ad esempio quelle di BuzzAgent o TRND è molto difficile da verificare, poichè non c’è traccia di questo disclosure. In questo senso, le agenzie non possono far altro che “stressare” gli agent sul fatto di rivelare la propria appartenenza al programma. Va da sè che, non essendoci obblighi di nessun tipo, ci si rimette sempre al buon senso degli ambassadors.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Strategie online: moda o cambiamento profondo?

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workshop_wommi_fd10Durante il Forum della Comunicazione Digitale, Andrea Boaretto è intervenuto commentando la case history Ford Fiesta Movement, lanciando una serie di provocazioni. Stefano Vitta, Community Leader di ZZUB, ha già postato una risposta, e anche noi di PromoDigital, nella persona di Umberto Lisiero (immortalato nella foto qui sopra, sulla destra, al workshop WOMMI), abbiamo provato a dare una nostra personalissima interpretazione.

1. si tratta solo di un fattore moda (vi ricordate Second Life) o di un cambiamento profondo?
Non credo sia una moda quanto piuttosto un diverso approccio, un completamento di una strategia che online è in grado di proporsi in maniera più interattiva e multimediale rispetto ai modelli offline (i quali purtroppo vengono spesso riproposti in maniera speculare nel web). Un cambiamento di paradigma che potenzialmente è in grado di costruire un rapporto più diretto e trasparente - e quindi più proficuo - con gli utenti.

2. La marca da sola è ancora sufficiente?
Oggi sempre più persone prima di acquistare cercano informazioni online. E quando lo fanno si informano su forum e blog per leggere notizie, giudizi e curiosità scritte da “normali” consumatori come loro. In questo senso la “marca” non solo deve essere “ascoltare” ciò che questi potenziali consumatori dicono, ma deve sapersi mettere in gioco per attivarsi in maniera attiva, accettando il confronto con chi poi, se convinto, potrebbe diventare un testimonial a basso costo. In un mercato sempre più aggressivo e con prodotti sempre più simili forse raccoglieranno maggiore simpatia i brand che sapranno aprire un vero dialogo con i propri consumatori, coccolandoli e venendo incontro alle loro esigenze, rispondendo ai loro dubbi e alle loro curiosità, dimostrandosi proattivi per qualunque loro necessità.

3. Come costruire la reputazione negli attuali contesti in cui la marca non può più urlare con il megafono dal piedistallo?
Partendo dal presupposto che il successo di un brand è in prima istanza dato dalla qualità dei propri prodotti, quello che le marche possono fare nei lanci è coinvolgere alcuni dei potenziali - in maniera multicanale - consumatori facendo testare loro i prodotti, invitandoli ad eventi o presentando in maniera conversazionale nei forum i nuovi prodotti nell’ottica di presentarli in maniera più interattiva e di raccogliere feedback costruttivi immediati che possano migliorare il prodotto/servizio o la sua percezione.

4. Ha ancora senso parlare di campagne (fàmolo social, come direbbe l’amico Giovanni Pola) o serve un ridisegno complessivo dei modelli di business orientatati alla multicanalità e all’apertura con il network esterno?
Per semplicità porto l’esempio della nostra agenzia: ci stiamo impegnando per fare in modo che anche il buzz - il passaparola online - si possa considerare sempre più come un media pianificabile. Che non vuole sostituire nessun altro strumento ma che, nell’ottica di una pianificazione a 360 gradi, possa fungere da supporto alle altre attività. La sfida credo sia proprio quella di riaggiornare continuamente il proprio approccio sapendo soppesare, in base agli obiettivi da raggiungere, un media mix impattante per il tipo particolare di target che si vuole colpire. Molte cose si imparano solo “sporcandosi le mani” quindi ben vengano i test “costruttivi” tramite i quali capire più nel dettaglio le declinazioni dei vari social network.

5. Per quanto tempo ancora ci si potrà nascondere dietro il luogo comune non esistono metriche?
Concordo con Stefano (Vitta, ndr), le metriche esistono. Il problema a volte è saperle leggere e non buttarsi a capofitto nel calcolare il mero “costo per contatto”. Molte attività nei social network vanno pensate soprattutto in ottica di brand awarness e quindi con parametri di giudizio più complessi e che richiedono un approfondimento maggiore.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Radio Italia, Gibson e Le Vibrazioni insieme per ALICE FOR CHILDREN

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immagine-5.pngLa beneficenza non conosce target e categorie ed è per questo che ho deciso di segnalarvi questa iniziativa: fino a domani mattina sarà possibile partecipare all’asta per aggiudicarsi la spendida chitarra Gibson Les Paul autografata dalle Vibrazioni.
L’asta si svolge su Ebay.Il ricavato dell’asta sarà interamente devoluto al programma Alice for Children a sostegno dei bambini orfani che vivono negli slum di Nairobi.
Per ulteriori informazioni potete visitare il sito di Radio Italia e Alice for Children.
Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Save the Children presenta “Animal love”

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Il tema è sempre lo stesso. L’amore. Come potrebbe essere altrimenti, nella settimana in cui gli innamorati festeggiano le gioie della coppia. Anche in questa occasione, Save the Children mette da parte tutti gli egoismi, e sull’onda dell’entusiasmo sentimentale, propone la Lista dei Desideri anche per San Valentino, un’occasione speciale per fare un regalo a chi si ama!
Funziona così: scegli il tuo regalo su Save the Children la tua dolce metà riceverà una speciale cartolina, quale simbolo di un dono che migliora la vita di un bambino nel mondo, mentre la tua donazione raggiungerà tanti bambini.
Ma non è tutto! Save the Children pensa anche ai ritardatari e ai colpi di fulmine: se il regalo è last-minute, potrai inviare una e-card, versione moderna delle “Valentine”, le tradizionali cartoline americane per dire “ti voglio bene”.



Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

“Scusa ma ti voglio sposare”: il trailer

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San Valentino è alle porte! E tra gli appuntamenti del grande schermo non poteva mancare “Scusa ma ti voglio sposare”, sequel del più celebre “Scusa ma ti chiamo amore”. In comune hanno lo sceneggiatore, scrittore e regista, Federico Moccia, che per i profani del genere è anche mr “Tre metri sopra il cielo”.
La trama verte sulla storia d’amore tra Alex, pubblicitario trentanovenne di successo, e Niki, ora ventenne, conosciuta in un incidente stradale. Al faro si sono promessi amore eterno, e adesso, dopo tre anni, Alex capisce che nonostante la differenza di età, lei è la donna che vuole sposare. Ritroviamo i loro amici di sempre, ognuno con le proprie storie, ognuno con le proprie attività, ognuno a confronto con la propria crescita, i propri sogni e progetti per il futuro. Alex chiede a Niki di sposarlo, e lei, all’inizio felice, con l’avvicinarsi della data, sente una paura crescente che le fa fare un passo sbagliato: manda a monte il matrimonio. Dopo il dietrofront accadranno molte cose nel segno di una romantica e divertente commedia sentimentale.

Ecco il trailer, enjoy it!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Tv vs Video online: l’era multi-screen

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multiscreen.gifIl web è ormai diventato cosa nota, anzi notissima. Tuttavia gli investimenti pubblicitari continuano a vertere sull’advertising tradizionale. In una ricerca diffusa di recente, la Nielsen sostiene che la colpa è da attribuire all’estrema indipendenza del media in questione: un linguaggio insolito e metodi di misurazione ancora in sviluppo, di certo non aiutano l’orientamento dei marketers. Focalizzandoci solo sulla questione dei video online, ci chiediamo se è davvero necessario modificare l’approccio e cestinare tutte le regole che riguardano l’era televisiva.

Una ricerca effettuata dalla Millward Brown sostiene che i video online possono essere considerati come un buono strumento di marketing, proprio perché il consumatore sembra essere più ricettivo. Il 46% dei partecipanti al sondaggio, sostiene di prestare attenzione ai video online, contro il 30% degli spot televisivi. Inoltre, il 72% dei partecipanti ammette di distrarsi con altre attività durante gli spot televisivi, mentre questo accade solo con 33% degli intervistati per quanto riguarda le attività online. Le persone prestano molta più attenzione alla pubblicità online perché scelgono loro stessi di relazionarsi con il contenuto, di essere esposti a contenuti brandizzati, a prescindere dall’jnteresse. Questo porta ad un aumento dell’awarness, favore per il brand e considerazione.

La ricerca Millward Brown ha mostrato che le esposizioni online aiutano a disporre bene i consumatori verso un brand (rispetto al 35% della TV) e per il 47% aumentano la considerazione (rispetto al 37%). E’ importante per i marketer riconoscere ulteriori benefici nell’aggiungere i video online all’esistente media mix. Mentre il reach del video online potrebbe risultare inferiore se comparato con quello televisivo (per ora), c’è un alto potenziale di catturare l’audience, nel momento in cui interagiscono attivamente con il contenuto online. I marketer posono estendere e accrescere la brand awarness creata con lo spot televisivo, realizzando video online che sono rilevanti per la mentalità e l’interesse del consumatore. La ricerca indica anche che i video online creano più intrattenimento e sono divertenti; inoltre possono implementare le strategie di offline marketing. Di certo l’audience in target differisce a seconda del brand e dalla campagna. Ma è ormai risaputo il ruolo critico del video online nella misura in cui determina e sancisce i criteri di una campagna di successo.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital