Ricapitoliamo: parabola dei social network

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social.pngNel 2005 YouTube stava appena iniziando ad ingranare, MySpace era il sito più popolare negli stati Uniti e Facebook era ad uso esclusivo di collegiali americani e studenti delle superiori. Ci troviamo a poco di un anno dalla nascita di iPhone e relativi smarphone. Il 2006 fu l’anno dei widgets, fondamentali per implementare alcuni siti.
Oggi Facebook sta raggiungendo Google per accessi. Ci sono migliaia di applicazioni per mobile alle quali gli utenti accedono attraverso smartphone, e i social media vengono fruiti e prodotti on going. Il “Mi piace” è garanzia di apprezzamento e inserimento sociale, fondamentale per gli editori di tutto il mondo.
Ma come siamo arrivati a questo punto? Ricapitoliamo…

Nella seconda parte del 2006, Facebook ha introdotto i news feed, un concetto controverso all’epoca che è diventata forse la più importante ed imitata caratteristica del social networking.
YouTube fece il suo debutto nel 2005, realizzando un boom senza precedenti. Da dicembre di quell’anno divenne il principale sito di videosharing e da luglio 2006, totalizzando circa 100 milioni di viws per giorno (oggi realizza circa 2 bilioni di views quotidianamente). Ad ottobre Google ha comprato YouTube per 1,6 bilioni di dollari, solo 18 mesi dopo il lancio del sito.
YouTube può essere definito il principale social media della decade, per innovazione e implementazione di ciò che conosciamo come social media partendo dai contenuti altamente condivisibili, passando per il citizen journalism dando a chiunque possieda una webcam di provare l’ebbrezza dei tanto agognati 15 minuti di celebrità.

Nella prima parte del 2008, una nuova battaglia nello spazio dei social media si è inasprita, quella sull’identità “portatile”. Facebook, MySpace e Google hanno iniziato a comprendere che il profilo di ognuno di noi, sui social network, aveva la potenzialità di essere usato come una vera e propria carta d’identià sul Web. Nel frattempo “essere sempre più social” diventava il nuovo diktat: nascono così, sulla scia del successo di Twitter, Facebook Connect, Google Friend Connect, MySpaceID,

Avendo definito il nostro un ecosistema sociale che si alimenta passando attraverso applicazioni, smartphone e social media, cosa ci aspetta?
Se avete qualche idea, beh non vi resta che condividerla

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

La ricerca PQ Media sulle social media sponsorship

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PQ Media Social Media Sponsorships ForecastUna recente ricerca PQ Media focalizza la propria attenzione su uno dei settori emergenti del digital, quello delle cosiddette social media sponsorship, che ha fatto registrare una crescita del 13.9% arrivando a 46 milioni di dollari nel 2009 (che, secondo le stime, diventeranno 56.8 milioni di dollari nel 2010). In un mercato nel quale i brand cercano sempre nuove strade per generare engagement ma che segna il declino dell’advertising tradizionale, le sponsorizzazioni legate ad azioni di word-of-mouth marketing digitale assumono sempre maggiore importanza come supporto ai lanci di nuovi prodotti/servizi, eventi, inziative. Con uno metodo di ricerca basato sugli input di diverse dozzine di operatori del settore, agenzie, realtà finanziarie o legate alla vendita, PQ Media ha tentato di delinare lo scenario nel quale le social media sponsorship si sviluppano.

Ecco tre delle considerazioni più rilevanti emerse dall’analisi dei dati:

* Il valore delle paid/non-paid social media sponsorship è cresciuto del 77.6% dal 2004 al 2009, contro una crescita del 2.7% degli investimenti totali nel word-of-mouth marketing nel 2009, 0.5% in più dal 2004;

* Secondo le previsioni di PQ Media, il totale degli investimenti per le social media sponsorship è destinato a crescere del 23.6% nel 2010 in virtù della pressione esercitata dei brand sempre più convinti di incrementare la propria presenza nei social media;

* I social media cash-sponsored rappresentano il segmento con la maggiore crescita in termini percentuali - pari a circa il 37.3% nel 2009 pari a 10.3 millioni di dollari - incremento dovuto alla sempre maggiore necessità dei brand di coinvolgere specifici target di influenzatori/trici, sopratttutto per quel che concerne, nel mondo femminile, giovani ragazze e mamme lavoratrici.

Le conversazioni sponsorizzate aiutano i brand a generare molto più buzz perchè, in virtù dei pagamenti, possono assicurare coperture editoriali su blog, piattaforme video, social network. E, come ricordato da Patrick Quinn, CEO di PQ Media, possono contribuire - se pianificate nella massima trasparenza - a creare relazioni e a realizzare engagement, educando e attivando i (potenziali) consumatori.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Pubblicata l’app per iPhone iDesign Wall Stickers

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lavatelli idesignLavatelli è un’azienda fondata a Torino nel 1958 che nel 2008, dopo mezzo secolo di storia, si è rinnovata lanciando il nuovo brand iDesign. Per spingere i wall stickers che produce - con i quali decorare la casa, gli elettrodomestici e i laptot - Lavatelli ha da poco lanciato un’applicazione per iPhone mediante la quale, in maniera divertente e gratuita, è possibile applicare virtualmente gli sticker in ambienti da noi fotografati e condividere le immagini da noi create con i decori virtuali via email, via mms o nei social network.
Possiedi un iPhone? Che aspetti, partecipa al nostro minicontest! Scarica l’applicazione, scatta una foto, gioca con gli sticker e carica la tua immagine su Twitter o FriendFeed utilizzando l’hashtag #lavatelli. Per le tre più belle in palio dei simpaticissimi sticker. In bocca al lupo!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Green Stages - il giorno dopo

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schermata-2010-05-07-a-162514.pngQuanti di voi hanno seguito il consiglio e partecipato al Green Stages? Non preoccupatevi il post di oggi intende ricapitolare la giornata di ieri, per coloro che se lo fossero perso.
Il leitmotiv di tutta la conferenza ovviamente è il green in tutte le sue declinazioni, partendo dall’identikit del consumatore contemporaneo, all’impatto che ha sulla nostra vita quotidiana per arrivare ad un nuovo modo di approcciare la comunicazione.
La casalinga di Voghera è prontamente sostituita da Giulia da Milano che, stando alla terminologia della comunicazione classica, rappresenta in tutto e per tutto il nuovo target da colpire. Prodotti ecocompatibili, alimentazione rigorosamente bio, stile di vita sano, raccolta differenziata e digital , insomma i consumatori contemporanei sembrano volersi immolare totalmente alla causa del dio Green.

E la comunicazione? Ecco che l’agenzia si ristruttura, acquistando maggiore potere nella sfera progettuale e di consulenza , ma anche nella strategia generale di marketing di un prodotto, considerando con estrema attenzione la sfera sociale e culturale.
Le aziende dal loro canto dovranno riconsiderare il concetto di CSM, trattandosi, ora, di Corporate Social Opportunity.
Gli strumenti per comunicare tutto ciò? Ovviamente la rete prima di tutto. Ecco che vediamo mantenersi stabili gl’investimenti nei mezzi di comunicazione di massa, tranne la stampa, che accusa il colpo con un calo vertiginoso. Internet è in forte crescita e, ne approfitto per sottolineare un dato, all’interno di questa categoria crescono gli investimenti nelle pubblicità video sul web del 7% rispetto all’anno precedente.
Queste in linea di massima le direttrici che hanno guidato Green Stages, e per approfondimenti vi consiglio di leggere Go Green di Diego Masi.

Stay Tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Anche PromoDigital alla tavola rotonda su “etica e blog”

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tavola_rontonda_etica_advertisingLa scorsa domenica, nel pomeriggio, abbiamo (volentieri) partecipato alla tavola rotonda sulla responsabilità etica nell’advetising. Ringraziando ancora una volta tutti i presenti per gli interessanti spunti di riflessione, nell’occasione abbiamo spiegato - una volta di più - il nostro approccio. L’idea è quella di coinvolgere i/le blogger con un brief, una traccia che possa solleticare la creatività e la passione delle persone contattata. Il post, prima di essere pubblicato, dovrà essere convalidato da parte del nostro team. Il processo di convalida consiste nel controllo della presenza del disclaimer “sponsored conversation” e dei link no follow di modo da assicurare ai lettori la massima trasparenza. La convalida quindi non prende in cosiderazione la natura dei giudizi espressi nel post nel quale il/la blogger può esprimere liberamente le proprie opinioni sull’oggetto della campagna. La convalida ci permette di tutelare il LETTORE del blog con la presenza del disclaimer e dei link no follow, il BLOGGER che può subito sapere se il suo contributo verrà retribuito e il BRAND che può diffondere nella Rete informazioni corrette circa l’oggetto della campagna (se, ad esempio, un cellulare possiede una memoria da 32 giga non sarebbe esatto riportare caratteristiche differenti). I giudizi, purchè argomentati, non sono oggetto di valutazione. Questo è il nostro modus operandi, massima libertà - dato che le campagne sono a invito - nel decidere se iscriversi al nostro network e in caso a quali campagne partecipare. Ora ne sono attive parecchie, dal settore game a quello della musica, dal design alla finanza. Forse per capire sino in fondo la nuova possibilità che offriamo la cosa migliore resta quella di iscrivere il proprio blog al nostro network, leggere la nuova versione delle FAQs e partecipare attivamente toccando con mano il servizio. Grazie a tutti & buon divertimento!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Go Green al “Bianco latte”

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go-green-cover.jpgSiete pronti per la rivoluzione green? Ebbene si, il verde diventerà pian piano il colore dominante, il nostro modo di viver, la realtà quotidiana, così come la Green Communication diventerà uno dei nuovi standard della comunicazione.
Dopo la pubblicazione del nuovo libro di Diego MasiGo Green”, il 10 marzo alle ore 17:30 Bianco latte ospiterà il dibattito sul Green & Digital come drivers per un nuovo modello d’agenzia.

Sul tema si confronteranno, moderati dal giornalista Vittorio Parazzoli, alcuni tra i principali esponenti del mondo della domanda e di quello dell’offerta:
Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente UPA; Furio Garbagnati, presidente Assorel; Diego Masi, presidente AssoComunicazione; Marco Testa, presidente e amministratore delegato Gruppo Armando Testa; Marco Benatti, presidente FullSIX; Domenico Brisigotti, direttore prodotto a marchio COOP; Giancarlo Vergori, responsabile Digital Media & Advertising Matrix – Gruppo Telecom Italia.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Strategie online: moda o cambiamento profondo?

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workshop_wommi_fd10Durante il Forum della Comunicazione Digitale, Andrea Boaretto è intervenuto commentando la case history Ford Fiesta Movement, lanciando una serie di provocazioni. Stefano Vitta, Community Leader di ZZUB, ha già postato una risposta, e anche noi di PromoDigital, nella persona di Umberto Lisiero (immortalato nella foto qui sopra, sulla destra, al workshop WOMMI), abbiamo provato a dare una nostra personalissima interpretazione.

1. si tratta solo di un fattore moda (vi ricordate Second Life) o di un cambiamento profondo?
Non credo sia una moda quanto piuttosto un diverso approccio, un completamento di una strategia che online è in grado di proporsi in maniera più interattiva e multimediale rispetto ai modelli offline (i quali purtroppo vengono spesso riproposti in maniera speculare nel web). Un cambiamento di paradigma che potenzialmente è in grado di costruire un rapporto più diretto e trasparente - e quindi più proficuo - con gli utenti.

2. La marca da sola è ancora sufficiente?
Oggi sempre più persone prima di acquistare cercano informazioni online. E quando lo fanno si informano su forum e blog per leggere notizie, giudizi e curiosità scritte da “normali” consumatori come loro. In questo senso la “marca” non solo deve essere “ascoltare” ciò che questi potenziali consumatori dicono, ma deve sapersi mettere in gioco per attivarsi in maniera attiva, accettando il confronto con chi poi, se convinto, potrebbe diventare un testimonial a basso costo. In un mercato sempre più aggressivo e con prodotti sempre più simili forse raccoglieranno maggiore simpatia i brand che sapranno aprire un vero dialogo con i propri consumatori, coccolandoli e venendo incontro alle loro esigenze, rispondendo ai loro dubbi e alle loro curiosità, dimostrandosi proattivi per qualunque loro necessità.

3. Come costruire la reputazione negli attuali contesti in cui la marca non può più urlare con il megafono dal piedistallo?
Partendo dal presupposto che il successo di un brand è in prima istanza dato dalla qualità dei propri prodotti, quello che le marche possono fare nei lanci è coinvolgere alcuni dei potenziali - in maniera multicanale - consumatori facendo testare loro i prodotti, invitandoli ad eventi o presentando in maniera conversazionale nei forum i nuovi prodotti nell’ottica di presentarli in maniera più interattiva e di raccogliere feedback costruttivi immediati che possano migliorare il prodotto/servizio o la sua percezione.

4. Ha ancora senso parlare di campagne (fàmolo social, come direbbe l’amico Giovanni Pola) o serve un ridisegno complessivo dei modelli di business orientatati alla multicanalità e all’apertura con il network esterno?
Per semplicità porto l’esempio della nostra agenzia: ci stiamo impegnando per fare in modo che anche il buzz - il passaparola online - si possa considerare sempre più come un media pianificabile. Che non vuole sostituire nessun altro strumento ma che, nell’ottica di una pianificazione a 360 gradi, possa fungere da supporto alle altre attività. La sfida credo sia proprio quella di riaggiornare continuamente il proprio approccio sapendo soppesare, in base agli obiettivi da raggiungere, un media mix impattante per il tipo particolare di target che si vuole colpire. Molte cose si imparano solo “sporcandosi le mani” quindi ben vengano i test “costruttivi” tramite i quali capire più nel dettaglio le declinazioni dei vari social network.

5. Per quanto tempo ancora ci si potrà nascondere dietro il luogo comune non esistono metriche?
Concordo con Stefano (Vitta, ndr), le metriche esistono. Il problema a volte è saperle leggere e non buttarsi a capofitto nel calcolare il mero “costo per contatto”. Molte attività nei social network vanno pensate soprattutto in ottica di brand awarness e quindi con parametri di giudizio più complessi e che richiedono un approfondimento maggiore.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Tv vs Video online: l’era multi-screen

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multiscreen.gifIl web è ormai diventato cosa nota, anzi notissima. Tuttavia gli investimenti pubblicitari continuano a vertere sull’advertising tradizionale. In una ricerca diffusa di recente, la Nielsen sostiene che la colpa è da attribuire all’estrema indipendenza del media in questione: un linguaggio insolito e metodi di misurazione ancora in sviluppo, di certo non aiutano l’orientamento dei marketers. Focalizzandoci solo sulla questione dei video online, ci chiediamo se è davvero necessario modificare l’approccio e cestinare tutte le regole che riguardano l’era televisiva.

Una ricerca effettuata dalla Millward Brown sostiene che i video online possono essere considerati come un buono strumento di marketing, proprio perché il consumatore sembra essere più ricettivo. Il 46% dei partecipanti al sondaggio, sostiene di prestare attenzione ai video online, contro il 30% degli spot televisivi. Inoltre, il 72% dei partecipanti ammette di distrarsi con altre attività durante gli spot televisivi, mentre questo accade solo con 33% degli intervistati per quanto riguarda le attività online. Le persone prestano molta più attenzione alla pubblicità online perché scelgono loro stessi di relazionarsi con il contenuto, di essere esposti a contenuti brandizzati, a prescindere dall’jnteresse. Questo porta ad un aumento dell’awarness, favore per il brand e considerazione.

La ricerca Millward Brown ha mostrato che le esposizioni online aiutano a disporre bene i consumatori verso un brand (rispetto al 35% della TV) e per il 47% aumentano la considerazione (rispetto al 37%). E’ importante per i marketer riconoscere ulteriori benefici nell’aggiungere i video online all’esistente media mix. Mentre il reach del video online potrebbe risultare inferiore se comparato con quello televisivo (per ora), c’è un alto potenziale di catturare l’audience, nel momento in cui interagiscono attivamente con il contenuto online. I marketer posono estendere e accrescere la brand awarness creata con lo spot televisivo, realizzando video online che sono rilevanti per la mentalità e l’interesse del consumatore. La ricerca indica anche che i video online creano più intrattenimento e sono divertenti; inoltre possono implementare le strategie di offline marketing. Di certo l’audience in target differisce a seconda del brand e dalla campagna. Ma è ormai risaputo il ruolo critico del video online nella misura in cui determina e sancisce i criteri di una campagna di successo.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Forum della Comunicazione digitale 2010

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forum.jpgContinua la serie di appuntamenti digital: il 10 febbraio presso Palazzo Mezzanotte in Piazza Affari, Milano si terrà il Forum della Comunicazione Digitale, cui noi di PromoDigital parteciperemo.
Si tratta dell’appuntamento annuale dove innovatori e top manager delle imprese e della pubblica amministrazione si incontrano per fare network, aprire opportunità; ed allo stesso tempo dialogare con rappresentanti delle istituzioni, dei media, delle università, delle associazioni per promuovere lo sviluppo della comunicazione digitale come leva per l’innovazione nelle aziende e la semplificazione della vita delle persone.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Coinvolgere e investire: i nuovi trend del marketing online

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images.jpgSebbene la crisi non abbia risparmiato nemmeno il digital marketing, i marketer sono assolutamente ottimisti per quanto riguarda i trend del 2010, come sottolineati nella ricerca effettuata Society of Digital Agencies (SoDA).
Il report “2010 Digital Marketing Outlook” ha trovato che l’81% delle proiezioni effettuate dai brand executive prospettano un incremento dei progetti incentrati sul digital per quest’anno, e la metà di loro sposterà parte del budget dall’adv tradizionale al digital. Più dei tre quarti dei partecipanti alla ricerca invece pensa che il nuovo trend economico incentiverà ancora maggiori investimenti nel settore.Inoltre si sottolinea come le applicazioni sui social network sono tra le attività preoritarie nel 2010, seguiti molto da vicino dalle infrastrutture digitali.
Mentre il social media marketing sembra essere settato al primo posto nella mente dei marketer, una maggioranza dei rispondenti considare alcune attività digitali poco importanti, con solo i giochi fallendo ad ispirare diffuso interesse.Gli investimenti nei media tradizionali, si sono rivelati stagnanti e sono addirittura arrivati a decrescere, mentre la spesa nelle attività digitali è risultata essere in alcuni casi addirittura superiore registrando un aumento del 30%. Questo aumento, probabilmente è da attribuire alla crescente importanza dei social network.
Le misure di coinvolgimento, quindi, devono essere più efficaci: per tanto parlando di indici di misurazione, il tempo trascorso sulle pagine di un sito diventa un dato imprescindibile, seguito a ruota dalle visite uniche delle pagine. Infine la ricerca pone l’accento sull’importanza nel precorrere i tempi, approcciando canali in continua evoluzione con dialoghi che abbiano una certa rilevanza per l’utente.
Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

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