Social network e community, sono uno strumento innovativo per coinvolgere gli utenti-consumatori in un dialogo aperto sul web. Nello stesso tempo però, costituiscono un labirinto intricato, che in molti non sanno come percorrere. Il Buzz marketing rappresenta un insieme di tecniche innovative di comunicazione per implementare l’engagement tra brand e consumatori, generando passaparola positivo. BuzzCamp ha come obiettivo fornire ai partecipanti gli strumenti adatti alla comprensione e alla gestione delle principali problematiche legate al web 2.0, con focus specialistico sul passaparola online.
Il training è pensato come un vero e proprio “crash course full day”, tenuto dai nostri Buzz Coordinator, della durata massima di una giornata lavorativa, in cui mettere in pratica le conoscenze acquisite e analizzare divrese case history.
L’offerta formativa si suddivide per fasce di competenza:
RED BELT: beginner
BLACK BELT: intermediate
BUZZ LEGEND: advanced
I corsi sono strutturati per completare la panoramica sugli strumenti e le tecniche relativi al web 2.0, e si rivolgono a:
La settimana scorsa due argomenta hanno monopolizzato l’attenzione mondiale: il catastrofico sisma di Haiti (in maniera molto più ampia) e lo scontro molto politically correct Cina vs Google.
Le azioni di Google hanno riportato l’attenzione sull’interminabile questione della censura che pende sulla testa della Cina, mentre la distruzione di Haiti ha mobilizzato centinaia di migliaia di persone ad aprire i portafogli e cuori. Ma in tutto questo i social media hanno un ruolo determinante, di cui è giusto accertare l’impatto.
Dopo un terremoto di magnitudo 7.0 e scosse di assestamento multiple che hanno devastato lo stato di Haiti, i social media sono diventati il medium tramite il quale tutti possono divulgare le notizie a livello mondiale. Le foto del dramma hanno fatto il giro del mondo, mentre i giganti del web e della tecnologia iniziavano ad attrezzarsi. La parte più impressionante è relativa alla campagna di messaggi di solidarietà: sono stati raccolti più di 10 milioni di dollari per i sopravvissuti. I social media allertano il mondo, la tecnologia offre i mezzi per agire.
Sul versante Google vs Cina c’è da dire che dal punto di vista politico, la Cina è stata messa sotto pressione; anche se probabilmente Obama e il governo non si schiereranno pubblicamente sulla questione. Ma ciò che a noi interesse è che i social media vengono utilizzati per “combattere” l’odiosa oppressione della censura (vedi Iran). Anche se la lotta è dura contro i firewall cinesi.
Altro esempio nostrano di come i social media impattino positivamente nel coinvolgimento sia pratico che emotivo, ci viene dalla tragedia abruzzese. Ridimensionando, ovviamente, le cifre è possibile notare osservare dallo studio riportato in queste slide, che l’impatto è stato importante anche sullo scenario italiano: da friendfeed a facebook, passando per blog (circa tra 80 e 900 post) e wikipedia.
In tutti e tre i casi i social media hanno avuto un impatto principalmente sugli eventi in corso. Piattaforme come Twitter e Facebook, ma anche e soprattutto i blog hanno fatto da cassa di risonanza a livello mondiale, molto prima dei principali mezzi di comunicazione. E i suddetti tools sembra abbiano realizzato un forte riscontro in termini di awareness.
I social media probabilmente non bloccheranno la censura, nè aiuteranno le persone di Haiti rimaste da sole, nè tanto meno riusciranno a ricostruire i danni di un terremoto, ma hanno trasformato la comunicazione i media e il modo di trasmettere informazioni. Senza dubbio l’ultima parola spetta alle persone: tirar fuori dalle macerie altre persone e combattere per la libertà, insomma impattare sul mondo, sia si tratti di catastrofi sia si tratti di altro…
Come poteva mancare PromoDigital in uno dei più importanti centri studio del sud Italia?
Si tratta dell’Istituto Superiore della Comunicazione - ILAS diventato, negli anni un punto di riferimento per tutti coloro che decidono di percorrere la strada professionale della comunicazione.
La partnership didattica nasce dalla volontà, di due realtà giovani ma nello stesso profondamente innovative, di realizzare un percorso che inserisca nel marasma dello studio universitario anche quella che oggi probabilmente apre un più ampio sbocco ai neofiti della comunicazione, ovvero il web e i socialmedia.
Ed è per questo che Dario terrà una serie di incontri con gli studenti, per approfondire le tematiche del Buzz Marketing nei social media.
Cos’è il ROI applicato ai social media? Come posso misurarlo? Spesso ci vengono poste queste domande e il modo di rispondere più appropriato sarebbe “Qual è il Roi del tuo telefono?”. Ma mi rendo conto che in alcuni casi non sarebbe appropriato rispondere in maniera così disinvolta.
Per spiegarmi meglio sarebbe meglio puntare su una serie di esempi relativi ad operazioni di successo condotte sui social media.
Lo standard dovrebbe essere rappresentato da una domanda di questo tipo: “In cosa consiste il successo di una campagna?”; “Perché tentiamo di misurare tutti gli aspetti dei social media come se si trattasse di un canale tradizionale?”. I social media toccano ogni sfaccettatura del business e dovrebbero essere visti più come l’estensione di un buon progetto. Alex Bogusky Co-Chairman della Crispin Porter & Bogusky dice bene quando sostiene che:”Non si può comprare l’attenzione di nessuno. Avere un budget di dimensioni spropositate, non è determinante nei social media…. Il paradigma valido per i vecchi media sosteneva pay to play. Adesso vinci solo se scendi realmente in campo”.
Gli esempi mostrati nel video, sono la prova evidente del fatto che i social media se propriamente usati, possono solamente migliorare la situazione dei brand. Ma che dire di quei brand che ancora sono scettici nell’utilizzo dei social media? Quali sono i costi del non fare nulla? La mia domanda ha delle evidenti sfaccettature provocatorie; forse, però, un ulteriore modo di guardare al ROI nei social media potrebbe essere porsi la seguente domanda: qual è il rischio dell’inattività?
Per approfondimenti consiglio anche la lettura di Search Engine Watch di Erik Qualman autore di Socialnomics
Siamo lieti di annunciarvi la distribuzione di “Buzz marketing nei social media” on the road!
No, non ci vedrete distribuirlo in semplici banchetti sui lungomari o lungofiumi delle vostre città, bensì potrete trovarlo in alcuni selezionatissimi Autogrill; e tutto questo solo per allietare le vostre pause tra un km e l’altro (mal che vada potrete sempre acquistarlo qui). Stay tuned!
Come si evince da uno studio della Deloitte, realizzato su in campione di più di 400 imprese di vario taglio, pianificare a lungo termine sui social media sta diventando un must da assolvere. La tendenza registrata allo scoppio della “social media mania” , sottolinea come l’errore grossolano commesso più di frequente fosse una pianificazione a breve termine, supportata da obiettivi spesso e volentieri irrealizzabili. E’ il caso delle Fan Page su Facebook, per cui è impensabile, il più delle volte, raggiungere un numero elevato di fan in tempi stretti: creare una community richiede tempo, soprattutto nel momento in cui si parte da zero. Questo non vuol dire che non sia possibile realizzare una campagna che abbia degli evidenti parametri di viralità, scatenando un forte passsaparola in poco tempo, semplicemente non è la norma. Se ci si aspetta dei risultati immediati, il rischio è di rimanere delusi e di abbandonare sul nascere un progetto potenzialmente valido. Tuttavia, in seguito ad una maggiore conoscenza del mezzo, stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza, che vede le aziende impegnate nello stabilire una relazione più costruttiva e duratura con i propri “fan”. Di seguito vi riporto alcuni step per mantenere alta l’attenzione dei vostri followers e misurare la validità del vostro investimento sui social media: - Chiedete loro cosa vogliono! Uno dei metodi migliori per capire a cosa sono interessati i vostri clienti è chiederglielo. Forse preferiscono ricevere buoni sconto oppure semplicemente avere uno spazio in cui condividere le loro immagini. Potreste non scoprirlo se non domandate! - Registrate tutte le loro lamentele, domande e commenti. Molti sanno che quando non si controbatte ad una lamentela o non si ringrazia per un complimento è come se si rispondesse con un “Non m’interessa”. - Allegate un codice promozionale ad una specifica piattaforma. E’ il modo migliore per misurare il ROI proveniente dall’uso dei social media, permettendo di visualizzare in maniera differenziata quale social media o altro network genera più vendite. Stay tuned!
Anche quest’anno - dopo la bella esperienza del workshop della scorsa edizione - saremo presenti allo IAB Forum (Comunicazione Interattiva Conference & Expo per esteso) in programma i prossimi 3 e 4 novembre presso il Convention Centre Fiera Milano City.
Avremo una posizione più centrale rispetto ad un anno fa - stand 26, quasi al centro dell’area espositiva - e saremo a vostra completa disposizione per offrirvi tutte le informazioni sui nostri servizi legati al passaparola online, per mostrarvi alcuni dei progetti che abbiamo realizzato, per sfogliare insieme il libro “BUZZ MARKETING NEI SOCIAL MEDIA“, per parlarvi della nostra community e, last but not least, per regalarvi un piccolo gadget (provate a capire di cosa si tratti nell’immagine “oscurata”…).
Vi aspettiamo numerosi!
Grazie sin da ora e a presto
Ci siamo, da ieri è ufficialmente disponibile nel catalogo di Hoepli - con un piccolo sconto - la nostra prima fatica “letteraria”: Buzz Marketing nei social media, come scatenare il passaparola on-line (cliccando qui è possibile fare il download dell’indice, nelle librerie “tradizionali” a partire dal prossimo 5 novembre).
Ovviamente l’oggetto del testo non poteva non essere che il buzz nei social media (che non potevamo non rappresentare che con un’ape!), campo nel quale da due anni combattiamo nel tentativo di convincere i nostri interlocutori a investire sempre di più e a pensarlo come vero e proprio “canale” da affiancare a quelli più tradizionali.
Un libro, dunque, senza alcuna pretesa se non quella di raccontare nostre esperienze dirette accompagnate da riflessioni, spunti e suggerimenti metodologici nati dallo studio di alcune case history. Un testo nato in primis per tentare di rispondere all’esigenza di coloro che, avvicinandosi per la prima volta al mondo del cosiddetto web 2.0, cercano una risorsa che permetta loro di comprendere, per sommi capi, quali possano essere dei validi approcci per interagire con i consumatori nella Rete. Senza dimenticare però di come il mondo dei social media sia in rapida e continua evoluzione.
Un ringraziamento anticipato a coloro (speriamo siano tanti!) che leggeranno il libro, lo segnaleranno ad amici e colleghi, ci scriveranno per farci conoscere le loro valutazioni o i loro eventuali suggerimenti.
p.s= se avete un blog, iscrivendovi alla wiki potrete tentare di aggiudicarvi una copia del libro!
Mediaedge:cia ha rilasciato alcuni dati di una ricerca incentrata sugli User Generated Content (contenuto generato dagli utenti). E’ stato affrontato un argomento particolarmente interessante per chi si occupa di comunicazione e marketing 2.0, dove gli utenti sono chiamati in prima persona a partecipare alla co-creazione di contenuti online per prodotti e servizi.
La ricerca è stata condotta su oltre 11.000 persone tra i 16 e i 35 anni, in 22 Paesi nel mondo (tra cui l’Italia), prendendo appunto come riferimento la Consumer Creative Partecipation: iniziative di comunicazione promosse da un brand coinvolgendo il pubblico.
Julian Prat direttore di MediaLab (Mediaedge) sottolinea come il brand abbia l’opportunità di coinvolgere i consumatori nelle attività di marketing e comunicazione, instaurando delle relazioni basate sulla reciprocità e lo scambio bilaterale.
Diamo i numeri:
- Il 50% degli intervistati afferma che la loro opinione su un brand migliorerebbe se fossero chiamati a partecipare attivamente ad esprimere opinioni o generare contenuti su di lui (in Italia sale al 67%).
- I contenuti sono generati in Italia per il 50% da uomini e 50% da donne (egualianza perfetta!)
- Se il 7% deli italiani sono già stati chiamati a produrre contenuti su un brand ben il 47% dichiara di essere disponibile a farlo in futuro. Se fai parte di uno di quel 47% puoi sempre iscriverti alla nostra community.
- L’80% dei co-creatori sono iscritti ad almeno un social network. Incredibile come siano le stesse iniziative a scatenare passaparola, dato che il 70% degli italiani afferma che se coinvolto in una campagna CCP lo direbbe anche ai suoi amici.
Lo scopo non è vendere, ma creare una predisposizione verso un nuovo modo di fare comunicazione e sollecitare il passaparola e le raccomandazioni personali. Diventa in questo modo un opportunità di dialogo per raccogliere quelle che sono i reali sentimenti dei consumatori verso il brand, dove non possiamo aspettarci solo conversazioni positive, ma abbiamo l’opportunità di trasformare i detrattori in advocacy grazie ai loro consigli per migliorare i nostri prodotti o servizi.
Nel blog BeingPeterKim sono presentati cinque parametri utilizzabli per valutare il successo dell’interazione in un social media:
1. attention: il numero di visitatori per unità di tempo;
2. participation: i commenti su blog, social network e le risposte al canale scelto;
3. authority: punteggio Technorati e trackbacks;
4. influence: il numero di chi sottoscrive gli aggiornamenti dei contenuti, anche Twitter e Friendfeed.
5. sentiment: lo spirito di partecipazione e di aggregazione tra gli utenti
Il framework mi sembra interessante e applicabile, con piccoli aggiustamenti, a tutte le community online.
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