Wikio e OverBlog si uniscono per creare il gruppo leader nei social media in Europa

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wikio+overblogIl gruppo Wikio – che in Italia gestisce il portale Wikio.it e la buzz company per la pianificazione di campagne di passaparola online PromoDigital - si unisce ad OverBlog, piattaforma di blog leader in Europa.
Per la prima volta saranno riuniti in unico gruppo un network di blog, un aggregatore di blog/informazioni e una serie di strumenti che permettono ai brand di partecipare alle conversazioni che avvengono nel cuore della blogosfera e dei social network.
Il nuovo gruppo Wikio dopo questa fusione diventerà una delle più importanti piattaforme internet in Europa, il principale punto di riferimento nei social media e un importante centro di Ricerca e Sviluppo per contenuti web. Il gruppo potrà contare su circa 110 nuovi collaboratori, con una revenue superiore a 10 milioni di Euro nel 2010. Il gruppo Wikio raggiungerà così i 26,5 milioni di visitatori unici (statistiche Comscore).

Le start-up di maggiore successo sono quelle che raggruppano i talenti migliori” spiega Pierre Chappaz, CEO del gruppo (e fondatore di Kelkoo, una delle più grandi storie di successo del panorama internet europeo). “In Overblog, abbiamo trovato un gruppo unico di imprenditori ed esperti del social web. La nostra partnership è stata amore a prima vista, le nostre aree di specializzazione sono perfettamente complementari”.

Aver creato, con OverBlog, un prodotto utilizzato da più di 10 milioni di utenti internet francesi è già stata un’avventura straordinaria! Questa fusione è un ulteriore miglioramento per noi in quanto Wikio ci permetterà di diffondere efficacemente Overblog in sei paesi e migliorare significativamente la remunerazione degli utenti”, aggiunge Frédéric Montagnon, co-fondatore di OverBlog, futuro direttore marketing del gruppo Wikio.

Wikio continua la sua crescita e diventa sempre più il network punto di riferimento per i brand che desiderano diffondere video e iniziare conversazioni nelle community online più rilevanti”, conclude Andrea Febbraio, CEO e fondatore di PromoDigital.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

La ricerca PQ Media sulle social media sponsorship

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PQ Media Social Media Sponsorships ForecastUna recente ricerca PQ Media focalizza la propria attenzione su uno dei settori emergenti del digital, quello delle cosiddette social media sponsorship, che ha fatto registrare una crescita del 13.9% arrivando a 46 milioni di dollari nel 2009 (che, secondo le stime, diventeranno 56.8 milioni di dollari nel 2010). In un mercato nel quale i brand cercano sempre nuove strade per generare engagement ma che segna il declino dell’advertising tradizionale, le sponsorizzazioni legate ad azioni di word-of-mouth marketing digitale assumono sempre maggiore importanza come supporto ai lanci di nuovi prodotti/servizi, eventi, inziative. Con uno metodo di ricerca basato sugli input di diverse dozzine di operatori del settore, agenzie, realtà finanziarie o legate alla vendita, PQ Media ha tentato di delinare lo scenario nel quale le social media sponsorship si sviluppano.

Ecco tre delle considerazioni più rilevanti emerse dall’analisi dei dati:

* Il valore delle paid/non-paid social media sponsorship è cresciuto del 77.6% dal 2004 al 2009, contro una crescita del 2.7% degli investimenti totali nel word-of-mouth marketing nel 2009, 0.5% in più dal 2004;

* Secondo le previsioni di PQ Media, il totale degli investimenti per le social media sponsorship è destinato a crescere del 23.6% nel 2010 in virtù della pressione esercitata dei brand sempre più convinti di incrementare la propria presenza nei social media;

* I social media cash-sponsored rappresentano il segmento con la maggiore crescita in termini percentuali - pari a circa il 37.3% nel 2009 pari a 10.3 millioni di dollari - incremento dovuto alla sempre maggiore necessità dei brand di coinvolgere specifici target di influenzatori/trici, sopratttutto per quel che concerne, nel mondo femminile, giovani ragazze e mamme lavoratrici.

Le conversazioni sponsorizzate aiutano i brand a generare molto più buzz perchè, in virtù dei pagamenti, possono assicurare coperture editoriali su blog, piattaforme video, social network. E, come ricordato da Patrick Quinn, CEO di PQ Media, possono contribuire - se pianificate nella massima trasparenza - a creare relazioni e a realizzare engagement, educando e attivando i (potenziali) consumatori.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Editoria e Social Media: un matrimonio che s’ha da fare!

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leggere3.jpgScomodando Manzoni, proprio in occasione dell’imminente fiera del libro di Torino, colgo l’occasione per spendere due parole per parlare di un settore che, a mio avviso, si presta naturalmente ad assecondare le dinamiche del web 2.0: l’editoria.
Gli editori hanno un vantaggio enorme rispetto ai brand di massa:
• dispongono di un numero notevole di contenuti da condividere,
• possono contare su di community di appassionati che amano letteralmente i loro prodotti
• possono far leva sulla brand loyalty.
I libri, inoltre, sono dotati di una serie di caratteristiche, per cui spontaneamente animano le discussioni.

Tutto ciò rende le premesse fin’ora fatte, una base solidissima ed assolutamente incoraggiante per gli editori. Ecco quindi, alcune declinazioni del Buzz Marketing che ben si adattano al settore:
Ascolto della rete. Gli appassionati parlano tra loro ma soprattutto si confrontano. Individuare i topic più attivi permette di rilevare quelle che, secondo i lettori, sono alcune delle caratteristiche più importanti di un libro.
Community Conversation. Creare engagement. Esistono centinaia di community attive, forum e blog aggiornati da autori e lettori realmente immersi nell’argomento. Si possono ad esempio coinvolgere le community, chiedendo opinioni su cosa pubblicare incentivando la circolazione di idee, e perché no la scoperta di nuovi talenti.
Fare leva sugli influencer. I libri fanno agiscono sulla sfera emotiva e i lettori danno molta più retta alle raccomandazioni di altri lettori, che all’advertising tradizionale. Così per il lancio di un libro quale migliore strategia del coinvolgimento di blogger?

Tra i brand pionieri nel settore, ritroviamo sicuramente Penguin, prima tra le aziende editoriali ad usare un approccio buzz marketing, per promuovere THE SECOND WIFE di Elizabeth Buchan. Si sono generati così, con il supporto di buzz ambassador e blogger, centinaia di commenti, post, discussioni, all’interno di blog e community. La strategia di Jane Rose, direttore marketing di Penguin, si è dimostrata vincente per raggiungere l’obiettivo, ovvero scatenare passaparola approcciando molteplici community di lettori.

Ecco un piccolo spunto di riflessione su cui mi piacerebbe confrontarmi con voi, e soprattutto non dimenticate di segnalarci, se ne siete a conoscenza, qualche case history di settore!

;)

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Fidarsi o no?

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fiduciasocialmedia.jpgIl post di oggi riguarda la questione della fiducia all’interno dei social network. Lo spunto arriva direttamente da Social Media Today, dopo l’Expo Web 2.0 di San Francisco, in un post sull’Anatomia della fiducia il cui autore Brendan Hughes si chiede se si possa parlare di fiducia nei social media, e in caso che valore abbia questa fiducia.
Nella sua accezione più tradizionale, il concetto di fiducia, fa riferimento all’affidabilità e all’amicizia. Chiaramente
non diamo retta a chiunque, ma ad una stretta cerchia di persone di cui ci fidiamo e che se dovessero piacerci, premessa attrazione e fiducia reciproca, diventeranno ben presto nostri amici.
Oggigiorno s’intrattengono relazioni anche con i marchi come organizzazioni (CocaCola) ma anche persone (Obama). Scegliamo di “sposare” un selezionato numero di brand in cui crediamo perché mantengono costantemente le loro promesse, appagando le nostre aspettative. A quel punto, posso perfino decidere di diventrane un superfan o un brand advocate.
Da qui a generare passaparola il passo è breve. Probabilmente, di quei brand, ne parlerò ai miei amici.

Tutto questo va rapportato al variegato mondo dei social media Facebook, Twitter, MySpace, Google Buzz e così via, che hanno traslato la definizione di “amico”. Nel passato molti di noi hanno potuto gestire un piccolo gruppo di persone che definivano amiche. Oggi, abbiamo centina di cosiddetti amici, diventati risorsa preziosissima, grazie ai social media.
La sfera d’influenza del consumatore “qualsiasi” è molto più ampia di quanto non lo fosse in precedenza: infatti quando parlo dei brand, online, non rendo semplicemente visibile il mio punto di vista ai miei amici, ma anche ad amici di amici, e così via.
Lo scenario che ci si pone davanti, è sempre più complesso, e come potete ben capire, anche le accezioni più tradizionali, non ci vengono certo in aiuto.
Pertanto ci chiediamo: ma se il concetto di amicizia viene a modificarsi, come considerare la questione della fiducia? Come considerare amici, identità online?

Bisogna ammettere che ulteriori difficoltà si rivelano nel momento in cui il marketing interviene nel manipolare i commenti oppure pagando per RICEVERE GIUDIZI POSITIVI: i dubbi nel credere in ciò che viene scritto aumentano.
Dal lato brand, invece, non è possibile prescindere dal presupposto di generare profitto, che passa necessariamente, anche per le relazioni umane.
La matassa è intricata, per cui mi preme lasciarvi con delle domande, che vogliono stimolare alla riflessione:
Ma qual è il miglior modo per un brand di passare attraverso le relazioni umane online, premesso il discorso sulla fiducia?
Si può avere fiducia in chi ti definisce come “target” in base ai tuoi gusti, genere, status, orientamento, cittadinanza?
Si può avere fiducia in chi compra le prime posizioni all’interno dei motori di ricerca?

Dal nostro punto di vista i fondamentali da rispettare sono: dal lato blogger, massima libertà nell’espressione dei giudizi e nell’adesione ad un’iniziativa, dal lato brand massima trasparenza nel rapporto con gli utenti.

Come vedete l’argomento è trasversale, tanto che le incursioni nel marketing classico sono evidenti. A voi le considerazioni.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Strategie online: moda o cambiamento profondo?

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workshop_wommi_fd10Durante il Forum della Comunicazione Digitale, Andrea Boaretto è intervenuto commentando la case history Ford Fiesta Movement, lanciando una serie di provocazioni. Stefano Vitta, Community Leader di ZZUB, ha già postato una risposta, e anche noi di PromoDigital, nella persona di Umberto Lisiero (immortalato nella foto qui sopra, sulla destra, al workshop WOMMI), abbiamo provato a dare una nostra personalissima interpretazione.

1. si tratta solo di un fattore moda (vi ricordate Second Life) o di un cambiamento profondo?
Non credo sia una moda quanto piuttosto un diverso approccio, un completamento di una strategia che online è in grado di proporsi in maniera più interattiva e multimediale rispetto ai modelli offline (i quali purtroppo vengono spesso riproposti in maniera speculare nel web). Un cambiamento di paradigma che potenzialmente è in grado di costruire un rapporto più diretto e trasparente - e quindi più proficuo - con gli utenti.

2. La marca da sola è ancora sufficiente?
Oggi sempre più persone prima di acquistare cercano informazioni online. E quando lo fanno si informano su forum e blog per leggere notizie, giudizi e curiosità scritte da “normali” consumatori come loro. In questo senso la “marca” non solo deve essere “ascoltare” ciò che questi potenziali consumatori dicono, ma deve sapersi mettere in gioco per attivarsi in maniera attiva, accettando il confronto con chi poi, se convinto, potrebbe diventare un testimonial a basso costo. In un mercato sempre più aggressivo e con prodotti sempre più simili forse raccoglieranno maggiore simpatia i brand che sapranno aprire un vero dialogo con i propri consumatori, coccolandoli e venendo incontro alle loro esigenze, rispondendo ai loro dubbi e alle loro curiosità, dimostrandosi proattivi per qualunque loro necessità.

3. Come costruire la reputazione negli attuali contesti in cui la marca non può più urlare con il megafono dal piedistallo?
Partendo dal presupposto che il successo di un brand è in prima istanza dato dalla qualità dei propri prodotti, quello che le marche possono fare nei lanci è coinvolgere alcuni dei potenziali - in maniera multicanale - consumatori facendo testare loro i prodotti, invitandoli ad eventi o presentando in maniera conversazionale nei forum i nuovi prodotti nell’ottica di presentarli in maniera più interattiva e di raccogliere feedback costruttivi immediati che possano migliorare il prodotto/servizio o la sua percezione.

4. Ha ancora senso parlare di campagne (fàmolo social, come direbbe l’amico Giovanni Pola) o serve un ridisegno complessivo dei modelli di business orientatati alla multicanalità e all’apertura con il network esterno?
Per semplicità porto l’esempio della nostra agenzia: ci stiamo impegnando per fare in modo che anche il buzz - il passaparola online - si possa considerare sempre più come un media pianificabile. Che non vuole sostituire nessun altro strumento ma che, nell’ottica di una pianificazione a 360 gradi, possa fungere da supporto alle altre attività. La sfida credo sia proprio quella di riaggiornare continuamente il proprio approccio sapendo soppesare, in base agli obiettivi da raggiungere, un media mix impattante per il tipo particolare di target che si vuole colpire. Molte cose si imparano solo “sporcandosi le mani” quindi ben vengano i test “costruttivi” tramite i quali capire più nel dettaglio le declinazioni dei vari social network.

5. Per quanto tempo ancora ci si potrà nascondere dietro il luogo comune non esistono metriche?
Concordo con Stefano (Vitta, ndr), le metriche esistono. Il problema a volte è saperle leggere e non buttarsi a capofitto nel calcolare il mero “costo per contatto”. Molte attività nei social network vanno pensate soprattutto in ottica di brand awarness e quindi con parametri di giudizio più complessi e che richiedono un approfondimento maggiore.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Sostieni anche tu Lista dei Desideri di Save the Children

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Anche per questo Natale PromoDigital ha deciso di sostenere l’ormai celebre iniziativa Lista dei Desideri si arricchisce di nuovi doni e lancia la campagna per trasformare un regalo “DA FUTILE AD UTILE”.
E, come lo scorso anno, ci impegnamo a devolvere, per i primi 100 post che ci aiuteranno a sensibilizzare la blogosfera, una piccola cifra per ogni contributo sull’iniziativa.
Ci permettiamo quindi di chiedere l’aiuto di tutti per diffondere il video nei social network, da facebook a twitter, da delicious a friendfeed. E ovviamente anche nei blog. Daremo così un contributo concreto per la realizzazione dei progetti Save the Children.
Grazie sin da ora a tutti coloro che decideranno di aiutarci, aspettiamo i vostri link!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Più che “amici” sui social network

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2.jpgIl post di oggi mette in evidenza i dati di una ricerca che conferma come la maggior parte degli utenti ritenga che i social network siano un buon mezzo per reperire informazioni sui brand, i servizi offerti e i prodotti, di cui il 25% si collega immediatamente al relativo sito di e-commerce.

Questo tipo di ricerca sull’impatto dei social media, ha preso come campione 3.000 di utenti americani cui sono state sottoposte 100 domande con lo scopo di studiare in maniera più approfondita l’uso i social network nel quotidiano.

Il risultato della ricerca conferma che il 30% degli utenti riceve informazioni e viene in contatto per la prima volta con un brand, un prodotto o servizio tramite i social network, e il 34% degli utenti ha ammesso di cercare un brand, prodotto o servizio dopo aver visto un annuncio su sito di social networking.
L’indagine, inoltre, sostiene che gli utenti dei social network non si oppongono alla ricezione di offerte specifiche attraverso questi canali di social networking: il 32% degli interlocutori sostengono di essere favorevoli alla ricezione all’interno dei social media di coupon stampabili, e il 28% sono ben disposti a rispondere a quesiti sulle vendite e ad inviti ad eventi sui social network.

Il tutto si basa sul principio per cui alcune porzioni di tempo che spendiamo con le persone, lo spendiamo parlando di cosa abbiamo comprato, di cosa pensiamo di comprare rimodellando quei processi nei quali sono coinvolti, vacanze che abbiamo preso, e così via. In un mondo così fisico, il commercio è sempre argomento di conversazione.

La ricerca continua evidenziando come un quarto dei partecipanti alla ricerca sostiene di aver raccomandato un brand o un prodotto agli amici tramite social network, e il 20% dice di aver discusso di brand e prodotti in community online dopo aver visto annunci a loro diretti da qualche parte.Nello specifico il 46% dei rispondenti ha detto che ha parlato di un brand o prodotto su Facebook e il 44% ha twittato e ritwittato informazioni su un brand o prodotto. Il 36% degli user di YouTube cerca un sito web di e-commerce dopo aver sentito parlare di un brand sui social network.

La ricerca inoltre ha rivelato che un rispondete su quattro mantiene più di un account sui social network, e più del 25% accede al proprio profilo Facebook o Twitter tramite cellulare.Circa il 30% dei rispondenti dice che non appartiene a nessun social network.

Nel chiedere perché no, il 77% del gruppo sostiene di non avere interesse, il 28% fa riferimento a problemi relativi alla privacy, e il 27% ha detto di non aver tempo per comunicare in questo modo.

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Italians do it better

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ricerca.jpgState pensando anche voi quello che penso io? Molti di voi sicuramente avranno frainteso..
Premessa: si tratta di una ricerca compiuta dall’agenzia inglese INLINE che dimostra come i media tradizionali tra cui i giornali (che agiscono sulle giovani menti francesi e inglesi in misura maggiore rispetto al resto degli europei) abbiano “potere di influenzare” i giovani consumatori, che la loro controparte in età più avanzata. L’advertising classico, invece, è l’ultimo mezzo ad influenzare le decisioni d’acquisto degli europei.
La ricerca inoltre ha evidenziato come il principale ostacolo alla capacità di influenzare le decisioni d’acquisto, sia la credibilità della fonte online. D’altro canto però è da sottolineare come sia in netto aumento la percentuale di persone (consumatori europei) che si fida cecamente del consiglio di un parente o di un amico (20%).
Arriviamo dunque a noi: e gli italiani? Si, sono i consumatori maggiormente interessati al dialogo online con i brand. Li seguono principalmente sui social network, permettendo così di registrare un primato più che positivo rispetto ai concittadini europei. Inoltre ha anche la percentuale più bassa di consumatori che ripongono scarsa fiducia nel mezzo, e sono secondi solamente agli inglesi.
In conclusione questa ricerca dimostra come il web in generale e le pratiche di passaparola rappresentano una strategia vincente e, cosa non meno importante, dove noi italiani, chiaramente, lo facciamo meglio!
Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

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