La ricerca PQ Media sulle social media sponsorship

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PQ Media Social Media Sponsorships ForecastUna recente ricerca PQ Media focalizza la propria attenzione su uno dei settori emergenti del digital, quello delle cosiddette social media sponsorship, che ha fatto registrare una crescita del 13.9% arrivando a 46 milioni di dollari nel 2009 (che, secondo le stime, diventeranno 56.8 milioni di dollari nel 2010). In un mercato nel quale i brand cercano sempre nuove strade per generare engagement ma che segna il declino dell’advertising tradizionale, le sponsorizzazioni legate ad azioni di word-of-mouth marketing digitale assumono sempre maggiore importanza come supporto ai lanci di nuovi prodotti/servizi, eventi, inziative. Con uno metodo di ricerca basato sugli input di diverse dozzine di operatori del settore, agenzie, realtà finanziarie o legate alla vendita, PQ Media ha tentato di delinare lo scenario nel quale le social media sponsorship si sviluppano.

Ecco tre delle considerazioni più rilevanti emerse dall’analisi dei dati:

* Il valore delle paid/non-paid social media sponsorship è cresciuto del 77.6% dal 2004 al 2009, contro una crescita del 2.7% degli investimenti totali nel word-of-mouth marketing nel 2009, 0.5% in più dal 2004;

* Secondo le previsioni di PQ Media, il totale degli investimenti per le social media sponsorship è destinato a crescere del 23.6% nel 2010 in virtù della pressione esercitata dei brand sempre più convinti di incrementare la propria presenza nei social media;

* I social media cash-sponsored rappresentano il segmento con la maggiore crescita in termini percentuali - pari a circa il 37.3% nel 2009 pari a 10.3 millioni di dollari - incremento dovuto alla sempre maggiore necessità dei brand di coinvolgere specifici target di influenzatori/trici, sopratttutto per quel che concerne, nel mondo femminile, giovani ragazze e mamme lavoratrici.

Le conversazioni sponsorizzate aiutano i brand a generare molto più buzz perchè, in virtù dei pagamenti, possono assicurare coperture editoriali su blog, piattaforme video, social network. E, come ricordato da Patrick Quinn, CEO di PQ Media, possono contribuire - se pianificate nella massima trasparenza - a creare relazioni e a realizzare engagement, educando e attivando i (potenziali) consumatori.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Il nuovo codice etico del WOMMA da rispettare

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Come molti di voi sapranno il WOMMA (Word-of-Mouth Marketing Association) è un organizzazione che si occupa di dettare delle linee guida nel dominio del Buzz, Viral e social media marketing.

L’associazione di cui anche PromoDigital fa parte, con altri 400 membri in tutto il mondo, è continuamente ha un codice etico, che sia principalmente in difesa del consumatore, al fine che le attività di passaparola siano un valore aggiunto nel momento della decisione di acquisto di un prodotto. Il codice è periodicamente aggiornato per tener conto della dinamicità del mercato internet.
I fondamentali del WOMMA sono quindi:

* Onestà di Relazione: rivelare sempre per conto di chi si sta parlando;
* Onestà di Opinione: dire esattamente ciò che si pensa;
* Onestà d’Identità: mai occultare la propria identità.

Prima di questa estate sono stati recepiti degli aggiornamenti che vanno nella direzione di anticipare quanto stabilito in questi giorni dalla Federal Trade Commission (FTC).
La FTC,  ovvero l’ente americano incaricato della tutela dei consumatori, ha deciso da pochi giorni di aggiornare il regolamento sulla pubblicità, con particolare attenzione anche alle attività di comunicazione e marketing con i blogger.

Ecco qui ili link dove leggere il testo integrale.

Con il WOMMA la FTC collaborerà nell’intento di promuovere questa direttiva verso tutti coloro che si occupano di social media marketing e passaparola online/offline. Per prima cosa monitorando la blogosfera nell’intento di evitare e sanzionare tutti coloro che non dichiarano chiaramente che stanno partecipando ad un test di prodotto o se è stato pagato per scrivere un post su un determinato prodotto. L’intento reale del provvedimento è non tanto quello di bloccare i blogger, ma piuttosto quello di fermare chi tenta di viziarne il la libertà di giudizio o fornire informazioni errate ai consumatori.

Noi crediamo che la trasparenza e il punto di vista reale da parte di un blogger, apporta un valore aggiunto sia per le aziende, che per il servizio che questo può dare alle conversazioni nel web. Al buonsenso dei blogger di dichiarare che hanno testato un prodotto grazie ad un agenzia o un azienda, soprattutto quando questo non è palese per la natura stessa del blog o del post.

Negli Stati Uniti il senso del nuovo provvedimento và nella direzione di rendere obbligatorio da parte del blogger l’indicazione di aver ricevuto gratuitamente un prodotto da testare anche noi ci stiamo pensando, anche se da sempre specifichiamo ai blogger di citare espressamente che sono stati coinvolti in una prova prodotto da PromoDigital.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Social Media Word-of-Mouth e marketing tradizionale

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wordofmouth.jpgIn un interessante articolo del Journal of Marketing (Sept. 2009, Vol. 73, No. 5), vengono fatte delle affermazioni sul passaparola “Effects of Word-of-Mouth Versus Traditional Marketing: Findings from an Internet Social Networking Site,”.

Come fa notare Dave Dolak, l’intera ricerca condotta da Trusov, Bucklin e Pauwels, mette a confronto i costi di una campagna di marketing tradizionale e i suoi risultati, con quelli ottenuti da una campagna attraverso i social media, a costi inferiori. Il risultato dimostra come una campagna di WOM online abbia un efficacia maggiorerispetto ai media tradizionali, soprattutto nel lungo termine.

A mio parere non possiamo pensare di fare a meno dei media tradizionali e delle forme più “tradizionali” di marketing, che concorrono al momento a generare rumore e conversazioni nelle community e nei social network. Tuttavia è questa ricerca dimostra come sia importante per un brand monitorare e stimolare l’effetto conversazionale che viene a crearsi nel momento di un lancio di un prodotto, o durante tutto il ciclo di vita stesso di un brand.

A seconda del brand infatti, come viene fatto notare giustamente nell’articolo, esiste una fase di passaparola organico (organic WOM), ovvero con nessun intervento strategico diretto da parte dell’azienda. Nella seconda fase contribuiscono in modo molto più efficace, tutte quelle attività di conversational marketing, atte a generare buzz qualitativo, quelloche loro chiamano “Fertilized Word-of-Mouth”.

In conclusione Fertilized Word-of-Mouth aiuta  a tenere alto l’interesse verso il prodotto e creare conversazioni attorno ad esso, piuttosto che la mera esposizione.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Nielsen: una nuova ricerca sul passaparola

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Nell’ultimo post abbiamo parlato di una nuova ricerca Mediaedge:cia circa i contenuti generati dagli utenti e l’impatto sulla brand reputation.

Questa volta è la Nielsen a pubblicare una sua ricerca molto interessante sul passaparola sia online che offline. Ancora una volta le opinioni delle persone (peer-to-peer) sono quelle con maggiore inpatto sulle decisioni di acquisto, rispetto ad altri media e forme di advertising.

Interessante come ci fidiamo molto delle persone che conosciamo, qualora il passaparola avvenga face-to-face, mentre siano le persone che non conosciamo (ma di cui ci fidiamo per la loro reputazione online, o per affinità), ad influenzare le notre opinioni su un prodotto o servizio quando leggiamo delle recensioni online.

Abbiamo sintetizzato qui qualche punto interessante:

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Una ricerca sulla Consumer Creative Partecipation

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consumer_computer1.jpgMediaedge:cia ha rilasciato alcuni dati di una ricerca incentrata sugli User Generated Content (contenuto generato dagli utenti). E’ stato affrontato un argomento particolarmente interessante per chi si occupa di comunicazione e marketing 2.0, dove gli utenti sono chiamati in prima persona a partecipare alla co-creazione di contenuti online per prodotti e servizi.

La ricerca è stata condotta su oltre 11.000 persone tra i 16 e i 35 anni, in 22 Paesi nel mondo (tra cui l’Italia), prendendo appunto come riferimento la Consumer Creative Partecipation: iniziative di comunicazione promosse da un brand coinvolgendo il pubblico.

Julian Prat direttore di MediaLab (Mediaedge) sottolinea come il brand abbia l’opportunità di coinvolgere i consumatori nelle attività di marketing e comunicazione, instaurando delle relazioni basate sulla reciprocità e lo scambio bilaterale.

Diamo i numeri:

- Il 50% degli intervistati afferma che la loro opinione su un brand migliorerebbe se fossero chiamati a partecipare attivamente ad esprimere opinioni o generare contenuti su di lui (in Italia sale al 67%).

- I contenuti sono generati in Italia per il 50% da uomini e 50% da donne (egualianza perfetta!)

- Se il 7% deli italiani sono già stati chiamati a produrre contenuti su un brand ben il 47% dichiara di essere disponibile a farlo in futuro. Se fai parte di uno di quel 47% puoi sempre iscriverti alla nostra community.

- L’80% dei co-creatori sono iscritti ad almeno un social network. Incredibile come siano le stesse iniziative a scatenare passaparola, dato che il 70% degli italiani afferma che se coinvolto in una campagna CCP lo direbbe anche ai suoi amici.

Lo scopo non è vendere, ma creare una predisposizione verso un nuovo modo di fare comunicazione e sollecitare il passaparola e le raccomandazioni personali. Diventa in questo modo un opportunità di dialogo per raccogliere quelle che sono i reali sentimenti dei consumatori verso il brand, dove non possiamo aspettarci solo conversazioni positive, ma abbiamo l’opportunità di trasformare i detrattori in advocacy grazie ai loro consigli per migliorare i nostri prodotti o servizi.

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

Il WOMMA cambia veste

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immagine-1.pngProprio ieri ho ricevuto una mail dal WOMMA che titolava così: “WOMMA is Proud to Reveal its New Logo” ovvero il “WOMMA è ORGOGLIOSO di rivelare il suo nuovo logo”. Di primo acchitto ho pensato che non fosse un evento da comunicare con orgoglio. In realtà poi andando a leggere il contenuto della mail, mi sono reso conto che si trattava di un qualcosa di più di un semplice cambio d’abito. Il fatto di essere rappresentati da un nuovo logo e da un nuovo sito, simboleggia per il WOMMA non solo un momento di cambiamento all’interno dell’organizzazione, ma anche un nuovo percorso che l’industria del word of mouth si accinge ad affrontare. Si tratta di una nuova ed eccitante era per il WOMMA e per tutti coloro che fermamente seguono il credo del passaparola. Questo, a mio avviso, è un ulteriore buon motivo per rimanere sintonizzati sulle frequenze del Buzz…

Stay tuned!

Scritto da Andrea Febbraio - CEO PromoDigital

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